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IL CAMMINO DEL MAESTRO

IL CAMMINO DEL MAESTRO

Chiunque cerchi il Satguru[1], lo troverà per certo

in quanto il Satguru è un’incarnazione eternamente

presente sulla terra.

SAR BACHAN 2, 208

Il Cammino del Maestro:

Yogi Bhajan, nacque il 26 agosto 1929 a Kot Harkaran attuale Pakistan morto il 6 Ottobre 2004, Espanola, nuovo Messico, Stati Uniti. Il suo nome completo è Siri Singh Sahib Harbhajan singh Khalsa Yogiji. I Romani credevano che il destino di un uomo fosse segnato nel suo nome e così, Nomen omen o al plurale nomina sunt omina, indica che “il nome è un presagio”, “un nome un destino”, “il destino è nel tuo nome”. Una teoria accreditata da correnti esoteriche sulla numerologia affermano che quando si attribuisce il nome ad una cosa o persona, questa resta influenzata dalle vibrazioni universali che ne vengono percepite inconsciamente e che fanno sì che questo nome sia armonico con le vibrazioni. Così il nome del Maestro è scritto nel cosmo e i suoi pianeti per ricordarci ogni giorno l’essere umano e il suo potenziale.

Siri Singh Sahib. Un titolo unico, di grande rispetto e riconoscimento segna la storia dei Khalsa (puri). Quel ponte di coscienza innalzato dal Maestro tra la tradizione sikh in India e l’occidente. Esso è reso ancora più pregno di significato dal fatto che i sikh hanno pochi titoli da attribuire a figure spirituali e rifuggono da titoli e riconoscimenti. Non perché non riconosce un’entità spirituale elevata, ma perché prevale nei comportamenti lo spirito egualitario e la pratica dell’umiltà.

Harbhajan Singh. È il suo nome di nascita. Il suo nome significa “il leone il cui ruggito è il canto d’amore trascendentale”. Tutto il suo essere al servizio del prossimo, si pulisce, si rinnova in ogni tempo e in ogni dove. Un uomo dal largo spessore, le mani enormi e pronte ad offrire generosità e aiuto, come il re incontrastato fiero e possente sguardo regale di un leone (Singh) penetra nell’animo umano trasformandolo, regalità e ardito coraggio e forza nell’affrontare le difficoltà che ogni leader, Maestro, incontrano sul cammino Spirituale e Materiale. Vestito di abiti di pura generosità e compassione, dagli occhi scintillanti e arguti, dalle sue labbra proferiva discorsi e dialoghi benevoli e scintille di saggezza e conoscenze. Un faro in grado di illuminare gli altri con la sua parola, il suo sguardo, i suoi gesti, una sua lacrima o un sorriso tutto questo in un solo essere: Harbhajan Singh.

Yogi , il titolo conferitogli per essere stato un bravo studente. Yogi vuol dire forgia te stesso, inizia te stesso, apprendi sempre. Yogi è l’essere creativo che trasforma ogni difficoltà in opportunità, l’impossibile in realizzato. Mi ha insegnato che puoi essere un bravo studente, anche se hai un cattivo insegnante ma che non sarai mai un bravo insegnante se non sei stato un bravo studente. Anche se hai avuto l’insegnante migliore. Obbedisci e servi. Ascolta e accetta. Aveva l’abitudine di chiedere agli studenti di superare i loro limiti, facendogli fare cose che non avrebbero mai fatto. La risposta classica di uno studente alle richieste del Maestro di fare qualcosa che non avrebbe mai fatto era “ci proverò!” a questa il Maestro in tutto il suo essere, con le sopracciglia corrugate e gli occhi sgranati controribatteva: cosa hai detto? Lo studente direbbe: “lo faccio subito”. Yogi è lo studente che completa il suo percorso perché è stato un bravo studente.

Ricorda: Yogi è il diamante che è stato tagliato perfettamente.

Yogiji indica “te, lo Yogi a cui tutti ci riferiamo”. Yogi Bhajan fu l’incarnazione di un’anima che era stata già due volte un maestro. Nuovamente a confronto con i veli della mente, si era dovuto rimettersi in gioco, ricominciare dal principio, lavorando duramente, fino a quando gradualmente era già consapevole dello zero (Śūnya), lasciando la mente nella coscienza di Śūnya. Śūnya è la fonte dell’uno. Śūnya è niente, l’uno (eka) è il tutto. Il silenzio è la fonte del suono. Il silenzio e lo zero sospingono e propagano il suono dell’uno. Il suono è veicolo. Il suono nell’essenza conducente. Insieme giungono ad aprire gli occhi, si risvegliano lì dove credevano che il viaggio fosse cominciato.

Il messaggio è chiaro: Svegliati, guarisci, eccelli.

Lascia che i piedi di loto del Guru siano nel tuo cuore. Pulsa con l’universo, goditi il tutto e comprendi che le esperienze da te vissute e nell’insieme non sono opere diverse tra loro ma soltanto le pagine di uno stesso libro. Un libro solo, fatto di niente. Dopo il suo nome in basso in Gurmukhi c’è una scritta: Khetia dukh bukh sad mar, ehe bhi dat teri datar. La traduzione di questa frase di Guru Nanak è: “Tutta la lunga lista delle miserie, delle privazioni e ogni cosa che si deve sopportare, anche quelli sono tuoi doni, o instancabile donatore.” « Il maestro ha avuto tutto. Ha sopportato di tutto. L’hanno attaccato con ogni sorta di mezzo. La maldicenza ancora lo accompagna attraverso il web che, a volte, sembra fatto apposta per ospitare informazioni false o parziali, omissioni e maldicenti e facilitarne il progresso. Spesso persone a lui vicine, studenti alcuni e fuggevoli testimoni altri, che aveva trattato come figli e come insegnanti, molti che aveva ispirato e a cui aveva aperto gli insegnamenti altrimenti a loro inaccessibili, si sono rivelate persone senza scrupoli, clown il cui unico scopo è apparire, mostrare l’ego, farsi lusingare e riempire le tasche, dediti ai giochi di potere e a denigrare i compagni di percorso, spesso fanatici e rigidi giudici di altrui vicissitudini e insegnanti di marketing accorti a non far intravedere le loro debolezze. Ha sopportato il prezzo che si paga a camminare lungo le lande abitate per lo più da individui ebbri d’ignoranza, prodighi nel salvare la faccia anziché l’anima»[2] Tutto questo è solo una faccia, l’altra vive nella consapevolezza resa sublime dalla compassione. Tutto è illusione (Māyā) ma la coscienza lo rende immortale. Raffinare i comportamenti con gratitudine, umiltà, coraggio verso chi ha donato una conoscenza tenuta da sempre segreta, verso la catena d’oro dei maestri e degli insegnamenti che continuano a dispensare ed onorare. In basso nella stele c’è il segno ermetico di “Ik ongkar“: una è la forza che crea. Il maestro ha ricordato l’origine, l’essere Śūnya. Ovunque si volge con lo sguardo o con il pensiero ogni cosa è eka (Ik). L’essere umano nel pieno del suo potenziale, che si è riappacificato con il tempo, che vive nella consapevolezza infinita gode insieme al tutto. È eka [1] Satguru, un Maestro dei Maestri, il Maestro più elevato [2] Trafiletto scritto da Hari Simran Singh Khalsa

Articolo scritto
 
dott.ssa Maria Felicia Tufano
Jagatjeet Kaur

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